Cléo – Delirio di un cieco

di | 12 de Dicembre, 2022

Prima odora di caffè fumante. Con gli occhi chiusi, bevi per non scottarti la lingua. Inclina la testa e il disagio appare sotto forma di fitta. Fa una smorfia, tenendo la tazza tra le mani.

– Qui?

– Sì… Più a destra. Ehhh!!! Nostro!! L’ho riparato ieri. Non sono più vecchio

Le dita lunghe e abili ruotano, premono. Cleo sente fitte, come aghi ghiacciati. Brividi… Riccio.

– Davvero, vero?

– Ho imparato nel tempo… ho avuto dei bravi maestri.

– Sono venuto qui per quello… Non quello!

– Preferisco lasciare che sia… a volte il massaggio, a volte la scopata.

– Non parlare così… non mi piace. Mi fa sentire sporco.

– Merda.

– Sì. Tra poco me ne vado e non ho beneficiato di nulla.

– No?

– Ti è piaciuto di più. Non mi lasciava dormire e mi torceva persino il collo.

Rodolfo apre un sorriso e la bacia sulla fronte.

– Quindi uniamo l’utile al dilettevole. Fare la doccia.

– Bisogno?

– Allora ti farò un massaggio speciale… unico. Lo faccio solo con chi amo, taro.

– Cos’è?

– Fatti una doccia, ma non asciugarla.

– Sei sicuro che sia un massaggio?

– Indimenticabile.

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Cleo chiude il rubinetto, esce con cautela per non scivolare. Asciugandoti i piedi sul pavimento, cammini lentamente verso il soggiorno. Il braccio copre il seno e la mano copre i capelli. Vede quello che sembra un lungo letto ad aria coperto da un telo bianco, forse una vestaglia, non lo sa.

– Sdraiarsi sulla schiena.

– Dove l’hai preso?

Rodolfo porta una scatola blu scuro e tiene in mano una bottiglia di plastica. Cleo ammira le gambe tornite, il petto marcato, la pancia lavorata: fa un respiro profondo. Si sente ancora più imbarazzato e grasso. Ma lei cede: si accovaccia, si siede e si sdraia.

– Tieni le braccia tese.

– Cosa hai intenzione di fare con me?

– Quello che hai chiesto.

– Non mi coprirai?

– Bisogno? Chiudi gli occhi.

Sospettosa, lei obbedisce e lui le spruzza il corpo. Cleo diventa più fradicia mentre il profumo delle rose le riempie le narici. L’uomo abbastanza grande da essere suo figlio si mette di fronte a lei, si inginocchia e inizia a massaggiarle le dita dei piedi. Cleo ride del solletico, strilla per il dolore che si presenta, si rilassa e si rivela inavvertitamente.

– Rilassati… sei molto teso.

– Non mi insulterai, vero?

Il bambino si allunga, si gira, torce il primo piede. Finché non si lecca il pollice solo con la punta della lingua. Cleo rabbrividisce mentre la bocca le succhia le altre dita.

– Lascialo rotolare, divertiti.

– Per favore… Allora me ne andrò da qui pensando di essere un… depravato.

– Qui puoi essere quello che vuoi, anche una puttana.

– Non parlare così!

Rodolfo ride mentre piega un ginocchio… Poi un altro, tutto al rallentatore. Passa le sue dita potenti sulle gambe bagnate, gioca con le ginocchia e poi… Poi le cosce bianche dove si diffondono cellulite e smagliature.

– Aprire.

Cleo apre le gambe, le sue mani raggiungono la vita, giù per l’inguine. Rodolfo allarga l’apertura delle gambe ad un angolo più rivelatore, peggio del ginecologo. Questo è ciò che pensa Cleo, quando ricomincia a bagnarle il corpo con acqua profumata.

-Ro!! Quindi ho l’influenza.

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– Idiota. Te l’avevo detto che è un massaggio speciale, è solo per assaporarti meglio.

Rodolfo cinicamente dice “meglio” mentre la grossa mano dalle lunghe dita gli scorre tra i capelli, gioca con le sue labbra carnose… Cleo geme a ritmo mentre le dita si muovono, attraversano la sua intimità… Ondate di calore invadono il tuo corpo, alza le gambe, piega le ginocchia, appoggiati alle caviglie.

-Ro!! Nooooo….

Due dita affondano nel terreno umido e palpitante. Compi gesti lussuriosi, massaggia l’interno della caverna carnosa. Intelligente, usa il pollice per giocare con la punta… Delizioso. Girati, girati…

-Ro!! Mio Dio… Tesoro, per favore, per favore… Basta…

– E’ solo un massaggio, tesoro.

– No, io, io, sono, sono sposato… Con figli, nipoti!!!

– Divorziato, ricordi?

– Non fare di me una stronza, non lo merito, non voglio.

– Eccoti mio piccolo mascalzone, lasciami andare. Siamo solo noi due.

Le dita affondano più in profondità, si muovono di più, Cleo trema, vibra, rabbrividisce… Geme.

– Questo caro, dimostra che non ti vergogni di godere, di amare.

– Sono una signora… Con tutto il rispetto, era solo un massaggio…

– E’ solo un massaggio, vero?

– Mmmm, mmm!!

– Allora lascialo?

Rodolfo comincia a lavorare la vita, i fianchi del corpo, la pancia fino al seno, due parti appuntite che afferra e stringe. Usa due dita per irrigidire le cime. Cléo comincia a entrare nell’umore, è in trance, il suo respiro è affannoso, acuto.

Si siede sul petto dell’elegante signora ed è allora che Cleo apre gli occhi e vede la figura virile. Scopre che il ragazzo è bagnato, schizzato quanto lei. Ammira la regione del brasato nel riquadro blu.

Si passa le mani lungo le cosce, sentendo il tono, i capelli, il delicato rialzo che le cinge la vita, e il suo sguardo torna sul petto scolpito. Lei è felice, lasciando andare inavvertitamente il membro palpitante. È enorme e lucido davanti a te. Arrossì per un momento, ma un sorriso le apparve sul viso. Sacana, cattivo…

– Mi piace vederti così. Non ho mai pensato… che tu avessi coraggio.

– Allora abbraccialo.

Guarda il viso scuro, alza la testa per andare incontro al ramo, al tronco. La testa ricurva, le costole sporgenti, gli conferiscono un aspetto più corneo. Per prima cosa, cammina con le labbra per sentire la pelle liscia della testa lucida, gratta con la punta dei denti… Mordi, bacia, senza distogliere lo sguardo. E quando deglutisci, chiudi gli occhi, vai più lontano che puoi. Succhia, succhia… Lecca… Ridi… Fallo più volte finché Rodolfo non lo porta via, Cléo si lecca le labbra, come se volesse di più…

Senza distogliere lo sguardo si alza, toglie il cartone, va dietro la testa della vecchia, le massaggia le spalle, il collo e il décolleté, le gioca con i seni fino alla vita e all’inguine. Cléo si rilassa, si sente più bella, emozionata.

Rodolfo si china sul suo corpo, io uso il suo in un altro massaggio. Cammina lentamente, da una parte all’altra, eccitato dal tocco della sua pelle. Si muove come un serpente finché la bocca prende la fronte pelosa, la lingua si fa strada tra le labbra riarse, si infila nella bocca squarciata, lavora allucinante all’impazzata dentro il sapore forte. Cleo si arrende abbracciando il suo corpo atletico all’età del figlio. Si passa le manine sul culetto impertinente, sulle cosce toniche e pelose, e senza specificare quando e come… Deglutisce.

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Ingoia tutto il duro architrave, un granito.

Adoro essere la puttana dei sogni di quest’uomo. Divorare tutto, mordere tutto, fino a raggiungere il collo. In un sessantanove che non ha mai visto, senza sensi di colpa, senza vergogna. Ancora di più con lui che lavora per lei. Il fallo grosso e bruciante tra la lingua e il palato, come se fosse un gatto. Piacere senza eguali.

Il bastone cresce, le onde si allargano sui fianchi, sulle gambe e sulla figa. Un vulcano in eruzione… Dalle sue viscere esce un getto potente e caldo. Dritto in gola, bevendo come un pervertito. Lei rabbrividisce, rabbrividisce finché non ce la fa più. Rodolfo si morde di nuovo il labbro, succhiando le ultime gocce.

– Girati, a faccia in giù.

– Non ti ho ancora convocato.

– Va tutto bene… In un modo che non dimenticherai mai.

Lui se ne va, mentre lei si gira. Fai stretching allargando le gambe.

– Che cosa hai intenzione di fare?

– Ti farò tremare.

Lei è d’accordo, con un leggero cenno del capo. Rodolfo polverizza la schiena e le gambe della donna matura. Massaggia le scapole, lavorando dalle vertebre ai fianchi, allo stesso ritmo più lento di prima. Massaggia con cura le cosce, allarga le gambe della ragazza in un ampio arco: le labbra riappaiono, appare l’ano. La sua mano affonda tra loro, facendo spazio, accarezzando la pelle morbida e bagnata. Entrando gradualmente nella bocca lacerata, nello stesso momento in cui il pollice entra nel culo affondato.

Sputo… Un lungo sputo che scorre luccicante e filtra nello stretto foro. Il pollice affonda, allarga lo stretto tunnel. Cleo allunga le gambe, si appoggia sulle punte dei piedi. Arriva il disagio, un dolore caldo e arrapato.

– Hai già fatto un casino, vero?

– GIÀ.

– Per chi?

– Solo il marito.

– Quindi, non sono il primo?

– Come se lo fosse.

– Giuri?

Scuote la testa, mordendosi le unghie come una bambina spaventata.

– Farà male?

– Stai per delirare.

– Impegno?

Ride curioso, entusiasta. Rodolfo applica una crema traslucida all’alone rugoso, alla levigatezza del dito. Entrando, Cleo chiude gli occhi, sentendo l’intrusione, la pressione. Il dito viene immerso per fare spazio nel canale. Nessun dolore, un po’ di fastidio…

Adesso ci sono due che lavorano per lei, Cleo le tira fuori il culo mentre l’altra mano del ragazzo si prende cura della sua vagina. Strilla, ulula, miagola… Come una gatta in calore.

– Mangiami!

– Sei ansioso? preparati.

-Ro!! Altrimenti vengo.

– È meglio così, no?

Si ferma e si sdraia sopra di lei, buttandosi di nuovo giù, sfiorandola appena, quel tanto che basta perché lei senta la sua pelle bagnata, i suoi capelli, il suo cazzo. Il fallo gonfio attraversa metà della carne, metà dei fianchi. L’impressionante sfregamento della pelle tra il cazzo e il culo. A volte la testa vaga tra le labbra, a volte torna indietro attraverso l’ano.

Rodolfo sembra fare flessioni, su e giù, avanti e indietro ritmicamente. Fino a quando…

-AAAAAAAAAAAHHH!!!! Gesù!!!

L’asta penetra in profondità nella vulva. Cleo sussulta e l’uomo cammina libero, un lupo. I corpi si scontrano, si scontrano, è il suono della depravazione, la folle follia di due allucinazioni… Cléo geme, di dolore e di piacere mentre viene divorata.

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– Uomini!!! Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Si ferma, se lo toglie… Si gratta coi denti la spalla bagnata e appiccicosa, lo bacia sulla nuca. Il Bruto morde, leccando la morbida carne mentre la sua mano aiuta la verga ribollente a trovare il portale. Istintivamente, Cleo si apre e si espande fino a sentire dolore all’inguine. Rodolfo varca la soglia, solo la testa… Aspetta, assapora le sensazioni lisce della pelle, il contatto dell’ano con la punta. Lascia che Cleo si abitui, quindi immergi lentamente l’intero albero, assaporando ogni centimetro quadrato del culo di Madame.

Cléo immagina il tronco carnoso e ardente con le vene palpitanti. Il dolore indecente e sordido. Le piacciono… Deliri, sogni ad occhi aperti. Bocca aperta, mani serrate, racchiuse nelle braccia muscolose del maschio che si mangia la coda.

Lei dà tutto se stessa, si muove come meglio può, aiutando a perforare l’ano. Godersi i piaceri di essere divorati dallo stronzo.

Rodolfo muove la vita, forzando il suo spudorato esercizio. Cleo bacia, morde, si gratta il braccio. Dolore e piacere mescolati in entrambi, follia, follia. Il ragazzo fa lo stesso con la nuca, morde forte, lecca il sudore che gronda di piacere. Cleo rabbrividisce, i suoi capelli si rizzano. urla, urla, urla

– Lui viene!!

Urla appena prima che il ruscello pungente inondi la sua galleria perforata. Il ragazzo urla… Piange, mentre altri schizzi gli bagnano il culo… Senza forze, l’uomo si allunga sopra di lei, sollevato. Ma Cleo non è ancora arrivata, è finita…

– Tesoro, ci sono quasi.

Rodolfo le stringe le braccia, intreccia le sue mani alle sue. Cleo diventa carina, i capelli arruffati, la bocca aperta. I due si mordono, si succhiano e si legano a vicenda la lingua emettendo versi maligni. Arriva Cléo, le viene dato un tremito intenso, un immenso delirio, una gloria. Gemiti, lacrime e risate si attenuano guardando spudoratamente negli occhi il ragazzo che le sta ancora assaporando l’ano.

I due respirano pesantemente, accumulando sorrisi d’intesa. A poco a poco Rodolfo si alza ed esce dal tunnel rotto attraverso il quale un filo traslucido corre verso le labbra pelose. Ammirate il suo paesaggio… A Cléo piace essere apprezzata.

– Fa male?

– Solo quando mi ha morso il collo.

– Scusa, l’avevo superato.

– Uno stallone.

– Anche con una puledra come quella.

– Esagerato.

Parla ridendo, girandosi e mostrando il seno, la pancia sporgente e la cellulite. Rodolfo si sdraia accanto a lui e Cleo gli appoggia la testa sul petto, ammirando le forme e leccando il capezzolo dell’uomo.

– Sei insaziabile.

Lei ride felice.

– Mi ha fatto desiderare di più.

– In più!! I loro…

– Puttana!!

– No… Pu-ti-nha.

– Rô, non parlare così, io…

– Chi?

– Cervo.

Continuazione del testo: Cléo – Il Piatto Principale

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