Discreto arrapato dal vicino dispettoso

di | 12 de Dicembre, 2022

Passavano giorni e settimane e non c’era modo di rivederci, io e Irene stavamo molto attente a non dare nell’occhio, vivevamo così vicine e avevamo bisogno di famiglie unite, attente a non far vedere che ce n’erano di più. che amicizia

Trovai il modo con il pretesto di tagliarmi i capelli, andai a trovarlo una mattina, sapevo che i bambini non c’erano, quindi anche a rischio che qualcuno in casa si insospettisse, chiesi a mia madre di vedere se la Sig. Irene potrebbe.

– I tuoi capelli non sono così grandi.

– Ma ti dà fastidio, vediamo se ci riesci.

Pochi minuti dopo, era seduto sulla sedia davanti a uno specchio appoggiato come al solito alla parete del lavabo nella zona di servizio. Irene non ha cambiato il suo modo di recitare, la sua porta era aperta quando c’era qualcuno della mia famiglia, ha colto l’occasione per raggiungere mia madre.

I due chiacchierarono mentre lei mi copriva le spalle con un asciugamano e mi inumidiva i capelli come se fossero una felce. Mi sono sentito così dopo che mi ha spruzzato dell’acqua sui capelli, mescolando il tutto con le dita.

Cercai i suoi occhi nello specchio, ma lui non me lo permise: non voleva o forse non poteva, era in dubbio. Ogni volta che i suoi occhi sembravano incontrarsi, distoglieva lo sguardo all’ultimo momento e riportava la sua attenzione sulle ciocche di capelli che si stava tagliando o sulla sua conversazione con mia madre.

– Irene!!

– Sì Jack.

– Devo prepararmi figlia mia, quasi dimenticavo che devo andare in banca.

– Questo è un problema, ne parleremo dopo.

La mamma chiude la porta ed è così che arriva l’occasione, il mio cuore batte forte, continuo a cercare lo sguardo di quella signora affettuosa ma lei gioca ancora forte per averlo, non guarda, non si fa vedere.

Tuttavia, comincio a sentire oa voler sentire il suo corpo che si avvicina al mio collo. Sento il tocco dei seni. Inizia una conversazione sul college dei suoi figli. Sto ancora seguendo il ragionamento, anche io ero al college e la conversazione sta prendendo velocità anche se non era quello di cui volevo parlare.

Mi masturbavo quasi tutti i giorni per lei, ma Doña Irene continuava senza guardarmi negli occhi e la conversazione prendeva strade tortuose sui costi e le difficoltà dello studio nelle università dell’epoca. .

Di tanto in tanto cercavo di cambiare il corso di questa conversazione, ma era chiaro che Dona Irene si faceva del male o che non voleva sapere altro di me, chissà. Non aveva il coraggio di dirle la verità, continuava a immaginare che se fosse stato diretto avrebbe potuto rovinare tutto, provocare nella donna una reazione inaspettata. Conoscevo il suo doppio comportamento per non chiamarlo instabile.

Ecco perché stavo “mangiando negli angoli”, perché immaginavo ancora di sentire i suoi seni che mi camminavano intorno al collo. Quando sembrava che ci saremmo fermati lì, quella che ha cambiato il corso della conversazione è stata lei, che ha iniziato a parlare degli abiti e delle scarpe che le sue amiche avrebbero indossato alla festa di matrimonio questo fine settimana. Seguo il ragionamento e vedo un’opportunità in un segno inaspettato:

– Penso che tu sia una donna molto bella, quando ti prepari sembri… speciale.

È la prima volta che i nostri sguardi si incontrano allo specchio, c’è un’aria di complicità, le sue mani cominciano a massaggiarmi i capelli sopra le orecchie e adesso, sì, sento il mio seno attraverso la camicetta a contatto con i capelli.

Scoppia in un sorriso imbarazzato e felice al complimento:

– Ho avuto la mia giornata.

– Chi? Non ho capito.

– Ho detto che mi ha migliorato la giornata.

I nostri desideri esplodono nel riflesso di noi stessi. È come dire:

– Voglio fare l’amore…, stare con te…

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L’incanto si spezza quando si apre la porta della stanza:

– Mamma, sono qui!!

– La penna!

Parla piano, premendo il mio collo contro i suoi seni.

– Madre!! Mi hai sentito?

– Sì Beto, sono qui in zona a tagliare i capelli a Júlio.

– Oh! GIUSTO. L’insegnante si è ammalato, non abbiamo avuto lezioni.

Facciamo finta di niente, ci guardiamo solo quando pago la sua performance, lei mi prende cautamente la mano e ci scambiamo sguardi affettuosi…

Torna un altro giorno…

Parla sottovoce.

– …dopo le dieci di domani, non saranno qui.

Annuisco e me ne vado con il cuore che batte come se avessi commesso un reato, non so ancora che scusa trovare, ma vedremo.

??

– Madre! Seno!!

– Cos’è?

– Vado in città a comprare i libri per l’università.

– E Fá, cosa dico se chiama?

– Dì che ti chiamo quando torno.

– Non tardare, arriva prima di pranzo.

Esco…, chiudo la porta ma mi sento a disagio, non so se suonare il campanello o bussare, cammino come se dovessi davvero uscire dall’edificio, scendo in stanza e mi rendo conto di quanto sia ridicola la situazione. Torno, suono il campanello volendo che sia tranquillo.

Ci vuole tempo…, sono angosciato in piedi davanti e se qualcuno vede? È stato allora che l’ho sentita aprire la porta. Sono sollevato, anche se avevo un po’ paura che non fosse lei ad aprire la porta.

È stato…

– Fra.

Faccio un passo e sono nella stanza, chiude velocemente e silenziosamente la porta. Il tuo sguardo non mostra sicurezza e meno felicità… Vedo che abbiamo problemi.

– Dovremo essere veloci, non possiamo dubitarne.

– Cos’è?

– Abbiamo poco più di un’ora. Chel torna solo nel pomeriggio, ma Beto ha detto che è venuto a pranzo, perché arriva sempre prima di mezzogiorno, meglio non rischiare.

– Ma non sono ancora le dieci, vero?

– Pensavo che non sarebbe venuto quindi non avevo preparato niente per il pranzo, ho appena iniziato, se ci fermiamo tanto, quando arriva non ho finito. Potrebbe trovarlo strano. Mi prende la mano e i loro occhi si incontrano di nuovo. Entrambi volevamo un bacio anche se non faceva caldo.

– Peccato, volevo davvero rivederci.

– Non mi sembrava, ieri mi ha guardato appena negli occhi.

– Non ho potuto provarlo e…, e inoltre, provo anche un senso di colpa, di peccato per tutto quello che è successo quella notte…

Continua a guardare in basso, vedo che esita, dubita di quello che vuole, ma la mia erezione è così grande che mi faccio coraggio e parlo.

– Sono venuto perché ti amo.

Scuote la testa, gli occhi bassi.

– Ho bisogno, voglio… fare l’amore…

Lei alza lo sguardo e io annuisco.

– Voglio scoparti, mangiarti.

Non so come sia venuto fuori, ma contrariamente a quanto possa sembrare, ha dato fuoco a Irene, le brillano gli occhi, mi afferra per il collo e mi dà un bacio pazzesco mentre con l’altra mano accarezza e afferra il pulcino.

Disinibita, disinibita, la sua mano apre la cerniera e le sue dita si tuffano nella ricerca del desiderio. Stringo in vita la giacca sformata che indossa, la abbasso sui fianchi indossando dei pantaloni attillati di lycra che le arrivano alle ginocchia.

Ci baciamo, arricciamo la lingua facendo rumori umidi, lei mi porta fuori, anche in camera da letto con le finestre aperte, anche se sono voltata di spalle. Da parte mia, accarezzo la forma dei glutei, non presto attenzione alle mutandine, solo il contorno dei fianchi.

Se mi munge il cazzo, immergo l’indice nei suoi fianchi sodi, vado a cercare l’ano, il culo di Irene… penso, dito, massaggiando la zona.

oh!! Se potessi bucarmi i pantaloni…

Irene rompe il bacio…

– Vieni… andiamo in camera mia.

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Tirare il braccio Dorme in un letto matrimoniale con le gambe stranamente corte, addosso alla domestica vedo una bottiglia di whisky e un bicchiere che lei riempie chiedendo:

– Chiudi la tenda, in modo che ci sentiamo più a nostro agio.

Abbasso la tenda e quando mi giro vedo Irene inginocchiata sul letto che si toglie la giacca, non ricordavo la misura dei suoi seni, pensavo fossero più piccoli, invece no, sono nella media ei capezzoli sono marroni.

Ammira…, ride della figura patetica con il cazzo esposto così.

– Toglilo e vieni… È meglio così…

Beve il liquido dal bicchiere con una certa ansia, poi mi porge quello che resta, lei in ginocchio e io in piedi. Prende il membro con fermezza e ricomincia a mungermi, non è esattamente una sega, fa più male che eccitare. Bevo quello che resta, gli cresce tra le mani, lui lo addenta, lo inghiotte intero, come se volesse arrivare alle palle.

Non è abile, non succhia né usa la lingua come potrebbe, dovrebbe, ma anche così la sensazione di trovarsi dentro, per la prima volta, nella bocca di un’altra persona è deliziosa. Irene. Il cazzo è Si gonfia anche se non è un’aspirazione fenomenale.

Ancora di più vedere Irene solo con i pantaloni attillati di lycra, la schiena nuda e le tette che ondeggiano mentre mi ingoia il cazzo. Si ferma…, trattiene e parla…

– Ho sognato che eravamo così l’altro giorno e tu mi prendevi da dietro.

– Vestito così?

Scuote la testa, mordendosi il labbro inferiore.

– Mi schiaffeggeresti, mi toccheresti… e poi me lo toglieresti… e faresti di tutto…

Lei parla in modo malizioso, non serve, le giro intorno da dietro, lei appoggia la testa sulle braccia e alza il culo. Vedo Irene da un’angolazione particolare, i pantaloni neri attillati le fanno una corona di cornea. Mi tolgo la camicia, mi spoglio, liscio le fasce sode dei miei glutei, scendo sulle mie cosce, stringo e sento, godendo della fermezza che la lycra impone al corpo di questa donna matura. Arrivo finalmente al centro del desiderio, sento il caldo e l’umidità e anche la consistenza di quelle che immagino siano le labbra intime del mio vicino.

Mi avvicino alla sua fronte, noto il volume dei suoi capelli – istintivamente apre di più le gambe, si espone alle mie carezze – cerco di trovare il suo clitoride, infilo due dita tra le pieghe che “mangiano” la lycra.

Irene gemette, quasi unendosi a me nel grattarsi le parti intime.

– Ehi! Noosa…

Sento un tremito nelle sue gambe, il mio pene sussulta, pulsando contro la pelle di lycra di Irene, mi dondolo avanti e indietro, masturbandomi sul suo fianco sodo mentre le mie dita si attaccano, spingendo la lycra nella sua bocca carnosa lacerata tra le sue gambe.

– Mio Dio!! Quanto è buono questo…

Il mio cuore batte forte, sto tremando anch’io. Il mio respiro è breve.

Irene a quattro zampe con il viso tra le braccia è uno spettacolo delizioso…

– Toglilo… guardami come in un sogno.

Con uno sforzo, tiro indietro i pantaloni attillati, rivelando la soffice pelliccia bianca del suo corpo. Ancora in piedi, le spingo il cazzo duro in mezzo al culo, la testa del cazzo sente il contatto con la calda fica pelosa, poi ritorno per l’ano, assaporando il contatto con i suoi fianchi sollevati – il movimento bagna completamente con la deliziosa umidità che trasuda da lei e anche quella che esce dalla testa del mio pene.

L’unica cosa che si sente è il nostro respiro e i gemiti che uno di noi fa di tanto in tanto senza accorgersene. È quasi una canzone prodotta dal nostro desiderio.

Devo fermarmi prima che accada.

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Infilo due dita nella sua figa bagnata, come al motel vado in cerca del piacere nascosto dentro Irene, provo a massaggiarle il Ponto – faccio il movimento di venire qui con le dita. Colpito… lei reagisce al piacere.

– Aaaaanhhh!!! Ooohhh!!!

I gemiti aumentano in proporzione alle carezze che faccio con le mie dita impertinenti che eccitano sempre di più questa signora con tanta cura e scrupolo. Perde il controllo, urla…

– Aaaaanhhh!!! Ooohhh!!! UunnnnnHHHhhhhhh!!!!

Spaventata dal modo in cui reagisce, si morde la mano cercando di soffocare il piacere che le esce dalla bocca – la punta del mio pene sembra che stia per esplodere solo vedendo la reazione di Irene, mi appoggio al suo sedere piatto cercando di fermare un sfogo per la mia reazione di controllo: voglio lasciarlo a lei.

– AAAaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!! Mio Dio, com’è bello sentirsi così…, a volte…

Lei parla gemendo, il mio pollice adesso fa movimenti circolari seguendo il contorno dell’ano di Irene, le lavoro la figa e il culo contemporaneamente, dal mio cazzo trasuda un liquido mieloso che bagna il fianco della donna accovacciata davanti a me.

Mentre lo faccio, Irene suona la siririca, tutta eccitata

Succede… Fuori controllo, la vagina di Irene reagisce da sola, sputando un liquido bollente, anche se poco, ma sufficiente a bagnare il pelo e le cosce della calda vicina.

In ginocchio, ammiro la splendida vista della composizione della figa bagnata esposta, coronata dai fianchi che nascondono un ano caldo.

Incredibile tempio del piacere…

Passo la mano a spalmare il liquido che ancora trasuda dalla fica, lo spalmo sulle cosce e sul culo birichino, si vedono ancora dei piccoli spasmi nel corpo di Irene, si tocca ancora e piange e ride del piacere che ne esce le sue gambe. Ti stanca persino… e dice

– Tocca a te, ne hai bisogno anche tu.

Prima di passare la mia lingua a succhiare l’umidità che c’è nelle gambe e soprattutto nella figa pelosa, raggiungo la sua coda, lei mi aiuta aprendo le labbra con le dita, lavoro la mia faccia sepolta sentendo l’odore del suo corpo dopo l’orgasmo .

– Vai avanti piccola, mangiami, scopami, prima che io venga.

Mi alzo con il bastone gocciolante, palpitante – non vado a chiedere la carne di Irene…

-Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!! È bello essere qui…

Parlo gemendo e gratto i piccoli fianchi bianchi della santa vicina che si mostra così facendo entrare la figa, esponendo il culo gonfio – il cazzo ci affonda e il pollice trova la strada… entrando nel buco stretto sento il calore e dolcezza che esce dall’ano di chi vuole essere il mio amante.

– Cos’è cos’è…

Lei capisce, puzza, le piace essere mangiata così – aumento i movimenti del mio corpo, urto il mio contro il suo – si morde di nuovo la mano, spaventata dall’urlo che potrebbe uscire… ma parla

– Scopami…, spezzami…

urlo come un animale!!! Eiaculazione calda di sperma nel profondo della figa. Sembra che non mi fermerò…

Gocce di sudore mi percorrono e scendono sulle natiche di Irene.

Le stringo la vita e lei si alza finché la sua schiena non è contro il mio petto, si china per tenermi il collo, muovo la mano destra fino a raggiungere il petto, stringendo forte il capezzolo…

Esausti… ci baciamo meglio che possiamo. Siamo rimasti così per un po’.

– Sollevato?

– È come…

– Che ore sono?

– Quasi undici.

– La penna…

Continuazione del testo: Irene – la canaglia del vicino saggio.

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