grotta selvaggia e ardente

di | 9 de Dicembre, 2022

Un mio amico mi ha detto che sua cognata recentemente separata stava scalando i muri perché non faceva sesso da più di un anno e attualmente viveva con lui e sua moglie soffriva di frequenti scoppi di rabbia sfrenata seguiti da attacchi di pianto profuso . , lasciandoli sconvolti e ugualmente sconvolti. Allo stesso tempo, il mio amico mi ha detto che la cognata si era affrettata a fargli un gesto, causando un certo disagio familiare a causa della sfiducia della moglie, soprattutto perché il mio amico non aveva alcuna intenzione di mettere a repentaglio il loro matrimonio. relazione.

-Te lo dico perché pensavo che ora potessi aiutarmi! “Mi ha risposto quando gli ho chiesto perché mi avesse raccontato tutte quelle cose su sua cognata.

Non riuscivo a contenere la voglia di scoppiare a ridere, lasciando il mio amico senza parole. “Vuoi dire che mi stai chiedendo di spegnere l’incendio di tua cognata solo per salvare il tuo matrimonio?” Rimasi in silenzio immaginando l’entità della rapina che stavo per commettere, considerando un modo cortese ed educato per sfuggire alla trappola che stavo tendendo. Ho pensato che questa cognata dovesse essere una specie di carne da cannone che nessun uomo è mai stato in grado di affrontare, o peggio, potrebbe essere carne appiccicosa che una volta inchiodata non lascerà nemmeno andare il bastone!

-Senti, amico, ti faccio un’offerta- riprese a parlare, guardandomi serio- Ti presento la cognata e vedrai se puoi aiutarmi… se tu dici di no… mi dispiace, ma ti capisco.

Lo guardai in faccia e vidi la sua apprensione alla mia risposta; Ho pensato che la cosa migliore da fare fosse concedermi almeno il beneficio del dubbio e ho finito per accettare la sua proposta. Organizzammo un incontro informale per l’indomani con la scusa di prendere un caffè. Erano le tre passate quando bussai alla sua porta e lui venne a salutarmi con un sorriso. Appena entrati mi sono trovato davanti una donna sulla cinquantina, tinta di biondo, con i capelli corti e il viso dolce pur mostrando un aspetto irritato; con un corpo aderente a forma di chitarra in pantaloncini di jeans e una maglietta a maniche corte. Edilene, così si chiamava, mi guardava con ardore ostile, ma nonostante ciò sospettavo che nei suoi occhi si nascondesse un barlume di interesse.

Siamo stati presentati formalmente alla presenza della sorella che ci ha invitato in cucina per gustare un caffè e qualche dolcetto; Lentamente e pazientemente, ho avviato una conversazione con Edilene che, non appena abbiamo scoperto un terreno comune, ha ammorbidito la sua espressione irritata in un’espressione più accogliente. In pochi istanti ho guardato il mio amico che mostrava il sorriso malizioso di chi pensa di aver fatto bene il proprio lavoro. Alla fine l’ho invitata a fare la spesa il giorno dopo ed Edilene ha accettato con un sorriso nascosto.

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-Vieni qui, sei un altro bastardo come mio cognato e il mio ex marito? “Cosa?” chiese odioso non appena salì in macchina quella mattina.

-Non capisco cosa vuoi dire – risposi già preparando un contrattacco – Puoi spiegarti, per favore!

Non ti spiego niente! “Lo disegno per vedere se capisci… dove l’hai visto?” ha risposto alzando la voce! Un uomo sposato che si atteggia solo per scoparmi, giusto?

-Beh, certo! – risposi con tono ironico – Oppure pensi che alla mia età…, e anche alla tua, ci sarà qualcuno alla fine di una relazione seria…, siamo realisti!

All’improvviso, Edilene tacque, con un’espressione cupa che fissava l’infinito; Da parte mia, la sua irritazione mi aveva contagiato e mi sono lasciato andare, deciso a pungolare questa donna amareggiata e malformata! Parcheggiai sotto un albero vicino a una piazza vicino al centro commerciale e mi voltai verso Edilene, che mi stava fissando, ancora seccata. “Stai zitto qui, piccola puttana malconcia! Ciò di cui hai veramente bisogno è una bella batosta! Gemetti, afferrandogli i capelli e tirandoli indietro con forza; Edilene mi guardò, ma questa volta il suo sguardo aveva un bagliore diverso, come se apprezzasse essere trattata in quel modo.

Ho lasciato andare i suoi capelli e ho iniziato a dirigermi verso un’altra destinazione; Alla reception del motel non ha detto niente, ha appena tirato fuori la sua carta d’identità quando gliel’ho chiesto. Dopo aver chiuso la porta automatica del garage della suite, sono sceso dall’auto, mi sono avvicinato e ho aperto la portiera del passeggero; Presi Edilene per il braccio e la tirai fuori dall’auto; L’ho abbracciata alla macchina e ho raggiunto la sua camicetta lavorata a maglia, esponendo i suoi seni sciolti; Ho stretto ciascuno di essi e poi le ho pizzicato i capezzoli facendola emettere un gemito caldo.

– Ti piace, eh, puttana? – le ringhiai all’orecchio sentendole accapponare la pelle – Hai davvero bisogno di un maschio per domare il tuo coraggio, puttanella arrogante!

Non gli diedi il tempo di rispondere, dandogli uno schiaffo sonoro che lo fece subito arrossire; L’ho guardato in faccia e la sua reazione è stata quella di tenermi il collo tirandolo finché le nostre bocche non hanno suggellato un caldo e umido bacio con le lingue che si esibivano in una danza erotica; ci siamo baciati per un po’ finché non l’ho liberata e le ho strappato la camicetta, rivelando i suoi seni pieni coronati da piccoli capezzoli circondati da grandi aureole rosa. Non persi tempo a cadere con la bocca sui seni succulenti, quasi divorando i capezzoli, mordendoli anche, facendo gemere ancora di più la birichina.

In pochi minuti, aveva Edilene nuda proprio lì in garage con lei che cercava di proteggersi le parti intime con le mani; Gli ho dato altri due schiaffi sonori in faccia e l’ho fatto cadere in ginocchio mentre tiravo fuori il cazzo per strofinarglielo sulla faccia. “Succhiami il cazzo, puttana!” Succhia il cazzo duro, è quello che ti piace! ordinai aspramente, osservando l’espressione quasi remissiva di Edilene mentre mi teneva il cazzo tra le mani, leccandomi il glande prima di prenderlo in bocca. Ero estasiato dalla sua abilità nel succhiare un cazzo che usava anche per leccarmi le palle, facendomi impazzire di lussuria.

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Dopo un po’ la stuzzicai di nuovo, chiedendole di trascinarsi nella suite, cosa che Edilène acconsentì senza lamentarsi; La buttai sul letto e mi spogliai molto lentamente, osservando lo sguardo avido con cui mi valutava. La tirai indietro e la spinsi contro il muro prendendo a calci l’interno delle sue gambe per tenerle aperte e sbattendo le sue natiche muscolose chiedendole di sporgere; Ho tenuto il mio arnese, strofinandolo nel fosso e scendendo fino a trovare la grotta umida dove ho seppellito subito il gallo; Edilene emise un grido rauco mentre il suo corpo tremava in modo incontrollabile.

spingeva con movimenti vigorosi e anche un po’ aggressivi, schiaffeggiandole sempre le natiche o stringendole la gola con una mano; Edilene non dovette aspettare molto per godersi un susseguirsi di orgasmi che ancora trasudavano copiosamente e imbrattavano i nostri corpi; Ho lasciato che la cagna arrivasse più lontano che poteva, poiché la sua precedente presa in giro aveva suscitato in me una gaffe sconfinata che si è manifestata in una performance oltre ogni aspettativa. Siccome il sudore stava già irrompendo da tutti i nostri pori, tirai fuori il sesso e tirai indietro Edilene per gettarlo sul letto, ordinandole di tenere le gambe divaricate, aprendo la sua vulva rasata.

Le salii sopra coprendola con il mio corpo e ripresi l’accoppiamento con veementi movimenti del corpo mentre leccavo, succhiavo e mordevo i capezzoli, stringendole i seni con le mani fino a stringerle la carne tra le dita. “Uhm! SPERMA! ARRIVI! OHHH! IDIOTA! QUESTA MERDA MI RIEMPIE! OHHH! urlò mentre iniziavo a scaricare il mio carico nella sua caverna, allagandola completamente. Entrambi sudati, ansanti ed esausti, restammo in questa posizione godendoci le piccole ondate di piacere che ancora percorrevano i nostri corpi.

– NIENTE DI QUESTO, puttana! ANDIAMO INSIEME! urlai, aggrappandomi al braccio di Edilene mentre iniziava ad alzarsi, fingendo di aver bisogno di una doccia.

Con l’acqua calda che cade sui nostri corpi, lottiamo tra baci e palpeggiamenti pieni di piacere; Sempre sotto l’effetto di uno “stimolo chimico”, provocai un grido da parte di Edilene che sentì crescere il mio pene nella sua mano; lei non ha perso È ora che mi metta in ginocchio per incoronarmi con un pompino completo sul mio cazzo e sulle palle. Fingendo ancora la brutalità che amavo, la spinsi contro la parete del cubicolo e le chiesi di sollevare una gamba, appoggiandola sul bordo del supporto di marmo. e cercò di infilarle un cazzo nella fica, martellandola forte e innescando un’altra raffica di orgasmi che la fecero urlare come una matta.

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-Argh! Cosa fai? «Mi hai rimproverato quando ti ho toccato il sedere. “Mi stai toccando il culo?”

Invece di rispondere, ho scelto di infilare il dito in fondo a quel culo stretto, facendo impazzire Edilene ancora di più. Ho colpito di nuovo la caverna della cagna e poi l’ho portata fuori dalla scatola; ancora bagnati andammo a letto dove feci mettere Edilene a quattro zampe mentre io le stavo dietro a fotterla; Ne ho accoltellati diversi volte fino a quando riuscii a rompere le pieghe, a lacerare il buco con il glande infilato dentro, ad ascoltare le urla isteriche di Edilène mentre ondeggiava in pietosa resistenza.

Cominciai a tirare pugni lentamente e profondamente, ignaro delle lamentele più farsesche della donna, e intensificai gradualmente i colpi mentre Edilene affondava il viso in un cuscino, spingendola ancora di più e toccando una furiosa siririca che presto esplose in sperma. Incateno insieme i colpi spietati, assaporando i gemiti e i rantoli del cattivo che si diverte tutto il tempo. Quando ho sentito il mio sperma avvicinarsi, ho tirato fuori il mio cazzo dal culo di Edilene, chiedendole di succhiarmelo finché non le sono venuto in bocca; Senza perdere tempo, obbedì; Mi sono masturbato selvaggiamente finché non ho eiaculato, spalmando la bocca, il viso e le tette della cagna mentre continuava a gemere in modo strabiliante.

Ci siamo goduti qualche ora di meritato riposo, poi abbiamo fatto una doccia in cui l’ho costretta a succhiarmi ancora una volta il cazzo, riempiendole la boccuccia con il mio latte caldo e denso. “Soddisfatti, sì, ma non soddisfatti! ha risposto quando le ho chiesto come si è goduta la nostra mattinata insieme, mentre parcheggiava davanti alla casa della mia amica. Gli promisi che ogni volta che avrei potuto avrei avuto il grande piacere di soddisfare la sua erezione.

– Voglio solo vedere, eh? – rispose lei con tono malizioso e un sorrisetto sulle labbra – Vedi che ho una figa sempre pronta a ingoiare cazzi!

-L’ho visto! E mi è piaciuto! – risposi entusiasta – Hai una piccola grotta selvaggia che deve essere domata e penso di essere la persona giusta per farlo!

Entrambi abbiamo sorriso, abbracciato e lei è tornata a casa. “Me lo devi amico!”, ho mandato un messaggio al mio amico, divertendomi a mentirgli per una buona causa.

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