Racconto erotico di tradimento – La bellezza e la camera fatale I

di | 11 de Aprile, 2024
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Nota: Ciao, sono Bela. Guarda, se vuoi sapere di più sulla mia vita, leggi le storie precedenti, penso che ti aiuti a capire meglio cosa sta succedendo qui. Baci.

Alle cinque e mezza del pomeriggio ero nell’atrio dell’ufficio, vestita con un sensuale e leggero completo blu turchese, la gonna a pieghe che arrivava a metà coscia, la camicetta ampia con maniche larghe e tasche. Trucco senza esagerazione: ombre scure sugli occhi, ciglia, guance leggermente rosee e rossetto rosso vivo.

Mi sono seduto a gambe incrociate e ho tirato fuori una rivista, una vecchia Caras. Il disagio è tornato, sono tornate le mutandine, facendomi prudere le viscere. Una tortura, ma in quel momento deliziosa. Girai le pagine, cercando di stare attenta a dimenticare il disagio e allo stesso tempo a non dover affrontare la segretaria, Silvana, seduta dietro un tavolo a specchio a due, tre metri da me. .

Oltre al disagio che mi causavano le mutandine, la figura snella di Sil mi metteva a disagio, sapevo che aveva sentito cosa era successo durante questa seduta, questa seduta in cui mi sono lasciata andare, ho urlato e gemito. So di aver gemito forte, anche se mi sono controllato il più possibile mordendomi la mano. Un’ora, un momento, è andato fuori controllo, sono andato più lontano di quanto avrei dovuto. Quando me ne sono andato ho visto nei suoi occhi che sapeva cosa era successo.

E ora eccoci qui, dopo quasi due settimane, a comportarci come se nulla fosse successo. Hanno finito entrambi, lei con un vestito attillato a righe (marrone e bianco), mettendo in risalto il suo colore scuro e io con il mio vestito blu. Ci parliamo appena, a parte i primi saluti. Ho evitato di iniziare una conversazione, ho evitato di guardare quegli occhi castani. E per di più sospettavo che sapesse perché ero lì in quel momento.

Ultimo momento della giornata qualcosa fuori dall’ordinario. Data la mia disponibilità al lavoro, lavoravo sempre al mattino e raramente il giovedì. Arrossii, immaginando cosa avrebbe pensato la ragazza di me, di noi. E il diavolo nelle mutande che entra e mi tortura. Mi lascia irrequieto, alla disperata ricerca di liberarmi di questa terribile esperienza. Solo per una scopata, per un orgasmo. E tutto questo mi ha fatto venir voglia di trovarne uno ancora di più. Strano! Ma così è stato.

Passarono più di quindici minuti, che sembravano ore, prima che l’altro cliente se ne andasse. Pensavo che mi avrebbero chiamato presto, come sempre, ma passò ancora un po’ di tempo prima che Silvana finalmente mi informasse, con quella voce dolce, gentile, quasi sensuale.

“Donna Isabela, tocca a te.”

Annuii e non accavallai le gambe. Mi sono alzata e inevitabilmente i nostri occhi si sono incontrati, per un secondo, abbastanza a lungo da capire cosa stava pensando: “So cosa succederà”. Lei rise e tossì e io aggrottai la fronte. Ho aperto la porta e con riluttanza sono entrato. Con mia grande sorpresa l’ufficio era vuoto, non capivo, è stato allora che ho sentito la voce modulata.

“Vieni qui! Sono qui.”

Ho notato una porta aperta accanto a una libreria. Sono entrata, un ambiente nuovo, diverso, ma ben curato: più piccolo, ma accogliente, qualche quadro e nell’angolo un divano letto aperto, al centro un lettino ginecologico! E accanto, un tavolo rettangolare con il piano bianco. Mi è sembrato strano, soprattutto in una consulenza psicologica?

“Benvenuto. Ci ho messo molto? Dovevo venire, aprire la stanza e preparare delle cose.”

Scossi la testa, nonostante le mutandine, nonostante Silvana. Vedere i suoi occhi, la sua bocca e la sua risata dopo due settimane gli ha fatto davvero sentire il bisogno di me. Ma il dubbio si affaccia sul mio volto davanti al nuovo ambiente, il lettino ginecologico. Non avevo nemmeno bisogno di chiedere.

“Non preoccuparti. Questa stanza è solo per i clienti che hanno già raggiunto un nuovo livello, un nuovo momento nella conoscenza di sé. Non c’è nulla di cui preoccuparsi.”

Abbiamo riso, i nostri occhi brillavano, ero felice di essere lì. È stato allora che è avvenuto l’abbraccio, mi sono sentita confortata, protetta, è stato accogliente. Il mio cuore batteva forte, immaginando con ansia cosa sarebbe successo, come sarebbe stato. Sarebbe stata la mia prima volta, non ho mai tradito Marcio, mai, con nessuno. Il senso di colpa, la paura e il desiderio sono tutti intrappolati dentro di me, intrappolati nell’abbraccio che ci siamo dati. Fu allora che mi resi conto che non me lo aspettavo così, fin dall’inizio, tra le mie gambe, a sfiorarmi la vita, lunga e dura, spessa. Un pene eccitato.

Lo guardai negli occhi, spaventato, ancora più vergognoso. Il suo sguardo era sereno, il suo sorriso fiducioso, fermo. La voce arrivò imperiosa, mi sentivo controllato.

“Voglio che tu guardi, voglio che tu lo accetti. È quello che è.”

“Ma

“Shh, no, no signora. Fai quello che ti chiedo, è per il tuo bene, è un esercizio Bela, così puoi crescere. Abbi fiducia in quello che ti dico, in quello che il tuo corpo ti chiede.”

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Perplesso, senza parole. Ho sbottonato la camicetta bianca, i jeans e ho tolto la cerniera.

“Pensavo che saremmo usciti prima, tanto per abituarci.”

“Non sei più una ragazzina, Bella. Hai avuto due settimane per prepararti. Non è quello che hai scritto nelle lettere? Sapevi che sarebbe successo, sapevi che mi provocavi. E lo voglio, Bella Adesso forza, scendi, mettiti in ginocchio”.

Il mio cuore sussultava, sussultava, il fatto che nel profondo stavo sognando questo momento, mi toccava ogni giorno, immaginando, volendo vivere questo momento. Il tempo del piacere che per tanto tempo mi era stato negato, il tempo del tradimento. Lo volevo, il mio corpo lo richiedeva, anche se pensavo che sarebbe avvenuto con un ritmo diverso.

Mi sono inginocchiato e gli ho tolto i jeans, gli ho tolto le scarpe e i pantaloni, è venuto grosso e duro, appeso davanti a me. Le vene evidenziate, la punta ben definita. Sono rimasto senza parole, paralizzato, sinceramente, non avevo mai visto Marcio da questa angolazione, non ero mai stato così vicino. Ho fatto al massimo qualche bracciata, anche se mi dava la nausea, mi faceva sentire come la sporcizia, come il peccato.

“Dai, prendilo, bacialo. Bacialo, Bela, baciami il cazzo.”

“Non l’ho fatto nemmeno con mio marito. Non ho mai avuto il coraggio.”

“Non sono tuo marito, sono il tuo desiderio. Provalo, divertiti, non rimproverarti di nulla. Aspetta, aspetta, mostrami quello che sai.”

Ho chiuso la mano attorno al membro, mi sono masturbato come si suol dire. Mi sono morsa il labbro, non potevo credere a quello che stavo facendo, né con Marcio, né con il mio primo ragazzo. E ora eccomi qui, a lavorare su quel grosso fallo. Ho accelerato il ritmo, mi sono divertito, mi sono calmato.

“Sputa, sputa qui sulla punta. Sputa ancora, ora picchia, picchia, picchia forte, fammi vedere. Più veloce, più veloce. Adesso succhia. Mettilo in bocca e succhiamelo.”

Aprii la bocca e deglutii a fatica, ricordai le volte in cui avevo sgridato Marcio, le sue richieste senza senso, amandomi, pretendendomi e pensavo fosse un abuso, una mancanza di rispetto, un disgusto. E adesso sono qui davanti ad uno più grande di quello di mio marito, la testa è più modellata e ne sto già ingoiando quasi la metà. Rivesti, rivesti il ​​gallo. Oltre alla colpa del tradimento, c’era ancora tutta questa contraddizione, il passato di una donna puritana, di una donna onesta e casta. Le sensazioni si mescolavano, si macinavano ed eccomi lì, a succhiare e succhiare uno strano fallo. Tutto quello che ho pensato, trovato e creduto per anni, decenni. Adesso, in un attimo, buttato via.

“Ingoia di più, ingoia tutto, Bela. Lascia che tutto entri nella tua boccuccia, aprilo di più, sputalo di più. Ecco, è così bello, ragazza mia, è così che si fa.”

Le sue mani erano strette sul tavolo e il suo corpo era piegato e rigido. Mi è piaciuto che il mio tocco causasse questo, in quel modo. Ci siamo guardati, i suoi occhi brillavano e io ho sorriso a metà, divorando il suo cazzo. Quella fu l’ultima cosa che vidi, chiusi gli occhi e concentrai tutta la mia attenzione ad accarezzare il cazzo con la bocca, con le labbra, con la lingua. Tuttavia le immagini continuavano a tornarmi in testa: mia madre, mio ​​padre, Marcio, i miei amici. Tutto si è offuscato, tutto è andato in fumo.

Ho succhiato, succhiato e mi sono divertito a succhiare, sentendolo diventare più profondo e più facile. Mi è piaciuto quando la punta ha toccato il palato. Si grattò l’ingresso della gola.

La vita si muove ritmicamente e il cazzo duro quasi tocca la mia glottide. La mano ferma mi afferrò per i capelli, mi tirò. Ho aperto la bocca, ho iniziato a sentirmi senza fiato, ho iniziato a sbavare e a fare strani rumori. La mia saliva scorre lungo l’asta, in un lungo filo fino a colpirmi in mezzo ai seni. Una sostanza appiccicosa disgustosa e ripugnante e mi è piaciuto tutto. L’immodestia supera il limite e la mia figa brucia, brucia e mi bagno le labbra e l’inguine. Il prurito delle mutandine misto al pube mi faceva avere ancora più allucinazioni. Distrutto e pazzo, ho pensato, volevo solo essere mangiato, essere scopato proprio lì, proprio adesso. In questo momento, in questo momento. L’ho tolto di bocca, ho parlato tra le lacrime, con ansia, quasi con disperazione.

“Per favore, per favore! Fallo, dai, mangiami, mangiami.”

Il cazzo penzolava davanti a me, il materiale spesso gocciolava da esso e dalla mia bocca, sui miei vestiti e sul pavimento. L’intera scena si trasformò in un vero disastro.

“Lo vuoi davvero? Sei pronta, Isabela? Vieni qui e fammi vedere.”

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Mi sono svegliato con il trucco sbavato e gli occhi pieni di lacrime.

“Togliti la camicetta, togliti la gonna e sdraiati. Lascia solo le mutandine addosso, mi piace scopare con le mutandine addosso.”

Sbarazzati di me il più velocemente possibile, bastardo spericolato. Il reggiseno era bellissimo, ma il seno era un invito, un’esca, le punte rosa, i capezzoli rotondi. L’ho sollevato, mettendo in mostra le enormi punte. Ridendo, incoraggiandomi, mi sono girata e mi sono sdraiata sulla barella, mettendomi comoda.

“Metti qui le gambe.”

Appoggio le gambe sui supporti. Mi hanno tolto velocemente le scarpe. Restavano solo le mutandine di pizzo, ancora più bagnate.

“Bello, così bello! Isabela.”

“L’ho comprato per oggi, l’ho comprato per te.”

“Piccolo pizzo nero, raso?”

Le mani scivolarono giù, esaminando le mutandine nere, poi, frontalmente, le mani mi accarezzarono le cosce, anticipai l’atto, il momento. Ansiosa e nervosa, non ero così nemmeno durante la mia luna di miele. Gonfiai la fronte per gioco, muovendo lentamente la vita su e giù, come una danza. Gemetti mentre la sua mano si muoveva su di esso, gli bagnai le dita e il suo pollice trovò il mio clitoride, il mio clitoride, lo sentii duro, pulsante, nelle mie mutandine. Le sue dita mi esploravano, mi emozionavano, i movimenti circolari mi provocavano, cominciavo a sentire calore, onde, uscire da me.

“Bagnato, molto bagnato. Proprio come avrei dovuto. Ti ho lasciato così, Bela? Davvero?”

“Hm, hamm. Lo era, lo era.”

“È quello che vuoi, eh? Accidenti, entra nella tua piccola caverna, eh, eh?”

Ho chiuso gli occhi, ho tremato, ho stretto le mani sotto le unghie e ho scosso la testa. A poco a poco ho sentito il cazzo aprirmi le labbra, massaggiandomi il clitoride. Le mutandine sono state spostate da parte, graffiandomi il sedere, è lì che è avvenuta la penetrazione. Il gallo mi ha spezzato, è entrato in me, mi ha aperto.

Gemetti, sentendolo riempirmi, la mia figa vibrava e si bagnava. Ho visto Marcio nel mio, seriamente arrabbiato, amavo immaginarlo ingannato e ingannato. Sì, sì, tradooo. I nostri corpi si scontrano, si scontrano e si scontrano. Le sue mani mi tenevano intorno alla vita. Stava impazzendo, a volte veloce e a volte lento. Ero dominato.

“Goditi Isabela, lascia che i tuoi difetti emergano.”

. Il gallo era finalmente intero, completamente dentro. Sono arrivata sbattendo le palpebre, le mie mani mi stringevano il seno, le mie dita mi stringevano i capezzoli.

“HHAAAAAAHHHH. IIIISSOOOO.”

Era la prima volta che avevo un pene da molto tempo. I nostri corpi si scontrano, incredibilmente frenetici, il cazzo mi scorre dentro sempre più velocemente. Gemevamo insieme, un piacere incredibile, incredibile, ho riso, mi è piaciuto, mi è piaciuto, è stato liberatorio. Insaziabile!

“Lamenti Bela, gemiti così bene, così caldo. Sei bella, bella.”

“Una puttana.”

“Una bella puttana.”

“Allora vieni qui! Voglio, dammi un bacio.”

Il cazzo è ancora duro e dentro, inzuppato del mio miele. Questo corpo statuario scese lentamente, coprendomi a poco a poco. Sentivo i loro becchi duri strofinarsi contro i miei seni, toccando il mio. Ho riso sentendomi solleticato. Le nostre fronti si toccavano, i nostri petti si toccavano e le nostre bocche erano già così vicine che potevo sentire il loro alito, il loro aroma floreale.

“Baciami amore, per favore baciami.”

“Posso? Ti metto un po’ di rossetto.”

“Cos’è? Che sapore ha?”

“Questo è lampone.”

“Un altro era alla fragola.

Le nostre bocche erano incollate insieme, le nostre lingue intrecciate, il sapore dei lamponi mescolato con il mio rossetto, le nostre facce erano imbrattate e lei mi stava impalando e scopandomi di nuovo, seppellendosi profondamente dentro di me. Miagolai nella sua bocca. Ancora una volta il mio analista mi stava scopando come un uomo, era ancora più folle. Gemevamo entrambi al ritmo delle spinte, Suzana sapeva come scopare una femmina.

Bocche premute insieme, lingue che combattono liberamente all’interno. Il fango cominciò a colare dietro gli angoli, bagnandomi le guance. Il sudore scorreva li bagnava entrambi. Il suo venne con intensità, tutto il suo corpo tremava, un breve grido nella sua bocca, facendomi battere le palpebre di nuovo. Ma tremava tutta, come un terremoto.

Ci siamo fermati, esausti, ansimanti, lei si è allargata sul mio corpo, ho sentito il suo sciroppo scorrere, mescolarsi al mio, le nostre fighe calde vibrare insieme. Ho abbracciato Suzana, felice, spaventato, era la prima volta con un’altra persona, con lei. E soprattutto i nostri corpi si sono uniti, ancora intrappolati da un pene finto, e ci siamo baciati come amanti. Incredibile, indescrivibile.

Dopo un po’ Suzana si è alzata, mi ha dato un bacio sulla fronte, un altro sul becco, la sua mano è scesa e mi ha toccato i capelli e le mutandine. Su le sistemò i lunghi capelli castani, li arricciò e li lasciò da parte su una delle sue spalle. Non avevo mai visto un’altra donna così bella, anche sudata, sbavando e venendo ovunque. Tuttavia, Su sembrava più una dea.

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“Voglio le tue mutandine, sono il mio trofeo.”

“Perché? Fai questo a tutti?”

“È un promemoria. La prova che l’hai fatto.”

Abbiamo riso e lei mi ha liberato dal tessuto quasi del tutto aggrovigliato, da un filo, è stato un sollievo. Suzana lo annusò, se lo mise in bocca e poi agitò le mutandine davanti a me, ridendo.

“Adesso devo fare una cosa, era una richiesta, non posso negarlo, se lo merita. Devi solo fare presto, altrimenti perdi l’autobus.”

“Chi?”

“Sei lì che ci guarda.”

“Sil, Silvana, la tua segretaria, è ancora qui?”

“Ci guarda in TV. Adora guardarmi spogliare i miei clienti.”

“Pazza, cosa succederà adesso? Questo era il nostro momento, solo nostro.”

“E chi ha detto di no? Ma tu non sei solo mio, potresti essere di qualcun altro, di qualcun altro, di Marcio. E Sil ha chiesto, quasi implorando, anche lei ne ha bisogno. Vuole vederti venire, venirmi in bocca, come se fuori quel giorno.

“Ecco Su, sono imbarazzato, anzi lo ero già. La ragazza ci ha ascoltato quel giorno.”

“La vergogna, le paure, le repressioni, è ora che tu le metta da parte. In effetti, non sorprende che chiamino questa stanza ‘La Camera del Male’. È stato Sil a darle questo nome. È anche per ragazze e ragazzi, quando saranno pronti.E tu lo sei, tesoro.

“Non so nemmeno se riesco a sopportarlo. Dopotutto, mio ​​Dio! Ancor di più con lei che mi guarda?”

“E chi ha detto che verrai solo tu? Se sta già sbavando da quello che ha visto, scommetto che sta già venendo. Guardarti venire nella mia bocca farà urlare la ragazza come un gatto. Le è piaciuto molto quando l’ho fatto. È “Quando lascia una pozzanghera sul pavimento, mi piace quando faccio venire due ragazze insieme”.

“Lo giuro, si sta toccando fuori?”

“Gemendo come te. Lasciami, arrivederci. Anche tu mi manchi.”

La testa mi girava e girava, le emozioni mi travolgevano, non riuscivo nemmeno a ragionare. Ancora perso, stordito, ho sentito la lingua di Suzana iniziare a toccarmi e leccarmi, era inginocchiata davanti a me e il suo viso guardava la mia deliziosa figa.

“Che figa meravigliosa, che bel corpo.”

“Non parlare così Su, non farlo.”

L’atmosfera è tornata, ho immaginato l’altra, la segretaria cattiva che si toccava nell’altra stanza, venendo a causa mia e la lingua di Su che mandava brividi attraverso il mio corpo facendomi aprire le labbra, ho usato le dita per mostrarle il clitoride, le labbra. L’ho aperto completamente, l’ho allungato il più possibile, Suzana ha riso sentendomi urlare. Ne ho sentito un altro provenire da fuori.

Suzana aumentò le sue carezze, oltre alla sua lingua ora c’era un dito che mi attraversava facendomi pungere dentro. La sua lingua iniziò a leccarmi il clitoride, il suo viso era sepolto nella mia figa, potevo vedere la sua fronte e il suo naso sopra il mio pube.

Dall’altra parte si udì un grido acuto.”

Suzana rise e accelerò il passo, le sue dita mi massaggiarono freneticamente le labbra, cominciai a sentire tensione, prurito dentro. Non so nemmeno quante dita erano attaccate insieme, tante, non so nemmeno quante fossero, so solo che mi bruciava dentro, indicavo i miei piedi, con le dita unite, anticipando il momento . Alzai gli occhi al cielo e afferrai Su per i capelli. Mi sono alzato, ho gonfiato la fronte e ho spinto Suzana contro la mia figa. Ho messo la tua faccia nella mia figa e mi sono masturbata. È successo velocemente, un turbine, un terremoto. Ho vibrato, ho battuto le palpebre, ho battuto le palpebre, l’orgasmo È stato breve, ma è uscito forte. Ne ho iniettato un po’ nella bocca del mio analista. Ho urlato forte. Tremavo dappertutto, tremava la barella.

“AAAAAAHHHHMMMMMM.”

Si udì un altro grido, un grido forte dell’altro e una parolaccia.

“Fuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu.”

Suzana ha assaggiato la mia melassa, mi ha dato qualche bacio. Poi ha preso l’iniziativa.

“L’ho detto, non l’ho detto. Si è divertita grazie a te. Adesso può andare a casa, non preoccuparti.”

“E noi, e adesso?”

“Ora tocca a me. Non posso, non me lo merito?”

“Quello

“Sborra sulla tua bocca, amore mio. Sborra sul tuo cazzo.”

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*Pubblicato da bellezza sul sito climaxcontoseroticos.com il 02/01/21.