A 18 anni ancora vergini

di | 26 de Ottobre, 2019

L’argomento del giorno era la notizia del giorno riguardava la loro compagna di classe Marta che, inaspettatamente, le aveva battute sul tempo nella corsa al sesso. Nonostante le due ragazze non fossero affatto brutte, non riuscivano uno stralcio di cazzo a cui donarsi e a 18 anni la cosa iniziava a sembrare loro un problema.

“Così rimaniamo le ultime due vergini della classe” sentenziò Erica. Gaia la guardò per un attimo pensierosa, poi disse: “Già, adesso che Marta è stata con quel tipo della quinta E rimaniamo soltanto noi due”.

Erica e Gaia studiavano quasi tutti i pomeriggi insieme a casa di quest’ultima e tra una materia e l’altra discutevano sui loro problemi. A dire il vero passavano più tempo a chiacchierare che a studiare, ma si sa che le ragazze hanno sempre qualcosa da dirsi.
L’argomento del giorno era la notizia fresca fresca riguardante la loro compagna di classe Marta che, inaspettatamente, le aveva battute sul tempo nella corsa al sesso. Infatti nonostante le due ragazze non fossero affatto brutte, non riuscivano a trovare il principe azzurro a cui donarsi e a 18 anni la cosa iniziava a sembrar loro un problema.

“In fondo non è una cosa per nulla difficile. Trovi un tipo che ti piace e a cui piaci, vi frequentate e dopo averlo fatto aspettare un po’, ti fai portare a letto. Niente di più semplice” disse Gaia mentre chiudeva stizzita il libro che aveva davanti. Erica le rispose: “Semplice soltanto in teoria. Noi due siamo la dimostrazione che per quanta buona volontà si metta, non sempre le cose vanno come sperate”.

Erica e Gaia si conoscono da poco più di un anno, cioè da quando Erica si è trasferita in città dal paese dove viveva in precedenza. Dopo pochi mesi di scuola erano già in perfetta sintonia e all’inizio dell’ultimo anno di liceo il loro rapporto si era ulteriormente rafforzato, grazie anche a questa caratteristica che accomunava soltanto loro due. I compagni iniziavano a chiamarle “le suore”.

“Vediamo di non pensarci, facciamo la matematica?” chiese Erica, ma Gaia rimaneva fissa sull’argomento: “Ma tu almeno l’hai mai baciato un ragazzo?”, l’amica cercò di rispondere: “Una volta, quando andavo all’asilo, un bambino mi è caduto di sopra e mi ha sbattuto la bocca sulla guancia, ma molto vicino alle labbra e…” Gaia la interruppe: “Diciamo di no?”, ad Erica non rimase che fare un segno affermativo con la testa. Gaia si abbandonò contro la spalliera della sedia e mormorò: “Nemmeno io”, poi proseguì: “E non so nemmeno come si fa. Ho una paura tremenda che quando arriverà il momento combinerò un disastro”.

“Anch’io!” esclamò Erica come se fosse sorpresa di condividere quella medesima paura “Ci vorrebbe un po’ di allenamento, ma mica possiamo metterci a fermare i ragazzi per strada chiedendo se ci fanno provare”. Rimasero per un po’ in silenzio, poi Gaia disse quasi sottovoce: “Provare con i ragazzi no, però… potremmo sperimentare un po’ fra noi, così… soltanto per fare pratica e capirne di più. Non credo ci sia nulla di male”. Erica rimase ancora un po’ in silenzio, in effetti era la stessa cosa che aveva pensato lei, ma non credeva che l’amica potesse arrivare alle stesse conclusioni. “Certo, magari un tentativo, non credo che mi farebbe schifo particolarmente” disse infine. “Adesso?” chiese Gaia con aria tesa, “ok” rispose semplicemente l’amica.

Si sedettero una di fianco all’altra sul letto, rimasero un altro po’ a discuterne, poi si avvicinarono timidamente l’una all’altra e tennero le loro labbra a contatto per qualche secondo prima di staccarsi nuovamente. La prima a parlare fu Gaia: “Bene. Nulla di particolarmente traumatico, anche se… credo che dovremmo provare anche con la lingua, altrimenti che bacio è…”. Senza guardare l’amica Erica disse: “Si, va bene. Ma come si fa? Cioè il ragazzo infila la lingua nella bocca della ragazza o viceversa?”. Gaia rimase pensierosa un momento poi rispose: “Credo sia una specie di scambio, un po’ l’uno un po’ l’altra. Potrei comunque sbagliarmi… Ci conviene provare e basta”. Chiusero gli occhi e si avvicinarono lentamente l’una all’altra con le bocche socchiuse, quando furono a contatto sfiorarono appena le punte delle loro lingue e subito si ritrassero. Fu nuovamente Gaia a parlare: “Mi immaginavo qualcosa di più emozionante, per come ne parla la gente.

Comunque questa è soltanto una prova, quando c’è il sentimento deve essere tutta un’altra cosa”. Erica disse: “Certo, il sentimento…”, poi aggiunse: “A che abbiamo iniziato credo ci convenga fare un po’ di pratica”. Si accostarono nuovamente l’una all’altra, questa volta meno timorose fecero incontrare le loro lingue con più determinazione lasciandosi andare ad un lunghissimo bacio. Una volta finito rimasero per un po’ in silenzio fissando il pavimento di fronte a loro. “Inizio a capire perché piace tanto” disse Erica come se parlasse a se stessa, poi aggiunse: “Ancora?”. Gaia la guardò e rispose: “Per me va bene, ma così inizia a farmi male il collo. Perché non ci stendiamo come fanno le vere coppie?”. L’amica acconsentì e si distesero una sull’altra per poter meglio continuare il loro allenamento. Dopo quasi mezz’ora giacevano esauste sul letto fissando il tetto. “Credo che ormai dovremmo essere pronte, non vedo l’ora di mettere in pratica tutto questo allenamento” disse Gaia mentre si stiracchiava. Erica rimase per un po’ in silenzio, poi chiese: “Tu ti sei mai toccata?”, l’amica rimase sorpresa dalla domanda e replicò soltanto: “In che senso?”, la prima continuò:

“Insomma… laggiù… ti tocchi?”. Gaia per nulla imbarazzata rispose: “No, mai”. Erica rimase nuovamente in silenzio, poi proseguì: “Io nemmeno, ma da un po’ di tempo inizio a chiedermi come sarebbe”, “Io non mi sono mai posta il problema, non mi è mai venuta voglia” disse Gaia, poi aggiunse: “Vuoi provare?”. Erica chiese: “Ma adesso?”, “Certo, dopo l’esperimento di poco fa non ti imbarazzi mica davanti a me? Anzi, quasi quasi provo anch’io, anche se non ho idea di cosa fare”. Erica dopo un po’ di riflessione sentenziò: “E va bene, nemmeno io ho ben chiaro cosa si debba fare, ma voglio provare” così dicendo si sbottonò i jeans e infilò la mano sotto gli slip. Gaia la imitò immediatamente lasciando scivolare la mano al di sotto dei pantaloni della tuta e degli slip.

“E’ stato fantastico” disse Erica dopo quasi un quarto d’ora, poi aggiunse: “E per te?”. Gaia rispose amaramente mentre scuoteva la testa: “Io non ho sentito nulla”, “Ma come? Proprio niente? Per me è stato bellissimo, mai sentite sensazioni così” esclamò euforica Erica. L’amica le rispose: “Sono contenta per te. Per me non importa, tanto prima di oggi non mi ero mai chiesta come fosse. Posso aspettare…” Nonostante le parole che pronunciava, si poteva sentire una certa delusione nel tono di Gaia; Erica se ne accorse e le disse: “Non ti devi mica arrendere! Magari non sapevi bene che fare. Dai, ti faccio vedere io. Spogliamoci”. Gaia ubbidì silenziosamente e, quando furono entrambe nude dalla vita in giù, si posizionarono in ginocchio sul letto l’una di fronte all’altra con le gambe ben aperte. “Fammi vedere come fai” disse Erica e Gaia iniziò a sfiorarsi il sesso un po’ a casaccio per poi abbandonare miseramente esclamando: “Ma non sento nulla!”. L’amica sbuffò e la rimproverò: “Certo, non metti alcun impegno. Devi desideralo e cercare di scoprire quali sono i punti più sensibili. Non è mica un pulsante che si preme e scatta il piacere. Devi imparare a coccolarti”. Alle parole di Erica, Gaia rimaneva comunque immobile con le mani sui fianchi riuscendo a sussurrare soltanto: “Non lo so fare”. “Ma che sarà mai! Ti faccio sentire qual è per me il punto migliore” così dicendo

Erica allungò una mano sulla passerina dell’amica e premette leggermente il palmo contro il clitoride; poi proseguì: “Capito? Ma scusa per adesso sei completamente asciutta, devi cercare di eccitarti un po’ altrimenti addio lubrificazione e addio orgasmo”. Gaia osservava la mano poggiata sulle sue intimità e chiese: “Ma come dovrei fare?”, Erica le rispose: “Prova a chiudere gli occhi e ad immaginare qualcosa di particolarmente eccitante; io intanto cerco di stimolarti un po’” ed iniziò a compiere un leggero movimento circolare sul sesso dell’amica. Dopo pochi istanti Erica disse: “Vedi che così inizi a bagnarti?” mentre sentiva gli umori dell’amica che le colavano tra le dita, Gaia le rispose con un cenno affermativo del capo mantenendo sempre gli occhi chiusi. Tra le ragazze era calato il silenzio ed entrambe rimanevano concentrate sui rispettivi compiti. Gaia aveva schiuso le labbra e il respiro che ne usciva diventava sempre più marcato, intanto si reggeva all’amica posandole le braccia sulle spalle. Nel frattempo

Erica procedeva il suo dolce massaggio, alternando sapientemente delicate carezze con più decise pressioni. Improvvisamente sentì un fremito provenire dal corpo dell’amica e questa disse soltanto: “Sta… Io…”; Erica le accarezzò il viso con la mano libera e la tranquillizzò: “Va tutto bene. Goditelo”. Tutti i muscoli del corpo di Gaia si allungarono e dalla bocca di quest’ultima fuoriuscivano rapidi ansimi, mentre la testa dondolava freneticamente avanti a indietro.

Erica sorreggeva tutto il peso del corpo di Gaia, la quale si era completamente abbandonata su di lei e rimaneva immobile. Preoccupata chiese: “Gaia, tutto bene?”, la ragazza si mosse debolmente, adagiando meglio la testa sulla spalla dell’amica, poi rispose: “E’ stato magnifico”.

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