Cane venduto! (Finale)

di | 8 de Dicembre, 2022

Lentamente, Melina aprì gli occhi, che erano ancora sfocati, cercando di determinare dove fosse; sapeva che era giorno, ma la sua mente era ancora annebbiata ei suoi sensi intorpiditi; quando riacquistò la vista, esaminò l’ambiente circostante e vide che giaceva nuda su un pavimento freddo e leggermente umido; fu colta da un dolore tremendo quando cercò di alzarsi, rendendosi conto che tutto ciò che era accaduto prima era più reale di quanto immaginasse; con grande fatica si inginocchiò e scoprì di essere in un bagno, assetato, affamato e infreddolito; Si rannicchiò cercando di riscaldarsi e sperando che qualcuno venisse in suo aiuto.

– Ti è piaciuto ieri sera, puttana? “Che cosa ?” chiese Loreta non appena aprì la porta del bagno. “Mio nipote ti ha trattato come meritavi…cagna! Adesso dai…alzati e fatti una doccia, qui c’è un asciugamano e tutto quello che ti serve…quando hai finito, mettiti il ​​guinzaglio e vieni in sala colazioni .

Sopportando il calvario dello stare in piedi, Melina aprì la doccia, lasciando che l’acqua calda esercitasse il suo potere riparatore, alleviando i dolori che affliggevano il suo corpo; Legata da sola, si recò nella stanza dove Loreta e Apolo l’aspettavano, assaporando già la sontuosa colazione apparecchiata in tavola; A capo chino, attese finché non le fu permesso di sedersi, cosa che Loreta obbedì, chiedendole di rimanere a capotavola. Melina mise da parte ogni cortesia e cercò di saziare la sua fame quasi sahariana, fermandosi solo quando riusciva a malapena a respirare.

-Zietta, lo sai che ho sempre un compleanno, vero? chiese Apollo rompendo il silenzio.

– Ma certo che lo so, amore mio! So che vuoi qualcosa di più, vero? …, allora dillo!

-Oggi pomeriggio i miei amici chiuderanno un bar del centro storico per una festa – rispose il ragazzo con tono euforico – Voglio portare Melina… le offro un piccolo divertimento. …, non è un problema, vero?

-Il mio amore! Tutto ciò che vuoi! “Questo cane è il mio regalo per te!” rispose la zia con tono allegro. …, cagna! Hai sentito cosa ha detto mio nipote? Fai quello che dice, capito?

Melina annuì semplicemente, mordendosi il labbro in attesa. Alla fine del pasto, Loreta si avvicinò a Melina e le prese il mento. “Puttana, lo sai che Ivana ha visto tutto quello che è successo con mio nipote…, e sa anche della festa di questo pomeriggio… ma poi ti rivuole indietro… cioè, se mio nipote me lo permette, di Certo, gli sussurrò all’orecchio del cane con un tono pieno di sarcasmo. Dopo un breve colloquio con il nipote, Loreta si rivolse ancora una volta a Melina, che rimase immobile a capo chino.

– Vestiti, stronza! Andiamo al negozio – ordinò Loreta con il suo tono aspro – Poi ti viene a prendere Apolo!

– Ma, signora… non ho più vestiti! “Che cosa?” Melina sussurrò servilmente “Il mio vestito è a brandelli!”

“Non preoccuparti… ho qualcosa da mettermi,” disse la Domme con impazienza.

Entrando nell’atrio centrale del centro commerciale, Melina nascose il viso per la vergogna di vestirsi in quel modo umiliante; Loreta le aveva regalato una specie di costume da scolaretta, con canotta scollata, minigonna, calze bianche a tre quarti e ballerine; All’altezza degli enormi seni di Melina, la maglietta aveva una scritta fatta di strass che diceva “Sono una puttana”, che ha attirato l’attenzione di tutti quelli che la guardavano. “Guarda come ti guardano, puttana!” E non sanno nemmeno che non indossi le mutandine! Loreta commentò sarcastica vicino all’orecchio di Melina.

– Susan, tesoro! Felice di vederti! Loreta salutò la donna che era già all’interno del negozio, “Mi dispiace che ci sia voluto tanto per arrivare qui… ma eccola… è Melina!”

Con un po’ di paura, Melina alzò lo sguardo e vide davanti a sé un’esuberante donna di colore con un corpo modellato in modo delirante il cui sguardo penetrante sembrò spogliare la cagna, assaporandola prima che accadesse qualcosa. “Puttana, porta la mia amica e ospite in ufficio e fai quello che vuole!” ordinò Loreta con impazienza, porgendo il guinzaglio all’amica che era anche una nota dominatrice. Melina stava accanto a Suzana aspettando che lei la guidasse.

-Togliti quei vestiti, puttana… Voglio esaminarti ovunque, ordinò Suzana a Melina non appena entrarono in ufficio.

Gli occhi della dominatrice brillavano osservando la nudità della cagna, i cui seni bianchi coronati da capezzoli rosa e un ventre liscio e prominente invitavano alla dissolutezza; Suzana si spogliò velocemente, sedendosi su una sedia a gambe divaricate e facendo inginocchiare Melina tra le sue gambe, ordinandole di assaggiarne la vagina. La cagna fissò quell’enorme vagina ben rasata, presto fu nella sua bocca, ora leccando e ora succhiando, facendo venire Domme in una sequenza di orgasmi torrenziale che si riversarono nella bocca della cagna.

-Oh! Basta, cagna! ordinò Domme spingendo la testa del cane “Ora stenditi su quel tavolo e ti fotto per bene!”

Mentre lo faceva, Melina vide Domme aprire la valigia che aveva portato, tirando fuori un enorme dildo nero, che cercò di legarsi intorno alla vita per usarlo per il suo piacere. Suzana sollevò le gambe di Melina in aria, allargandole fino a quando il suo sigillo anale fu visibile. Dopo aver spalmato il dildo con olio minerale, Suzana si è preparata a spingere e non appena lo ha fatto, il dispositivo si è tirato fuori dolorosamente, rompendo il sigillo anale di Melina, che non conteneva alcun urlo penetrante.

– Taci, stronza scandalosa! – si lamentò Suzana con tono minaccioso – Puttane come te si meritano un grosso dildo nel culo! … Qui! Qui! …, ummm, e quelle grandi tette, eh? Delizioso.

Con queste parole, Suzana aveva già iniziato una sequenza incessante di spinte pelviche, inserendo ed estraendo velocemente e profondamente il dispositivo, incurante dei gemiti, delle grida e delle suppliche della cagna che sentiva lo strumento avvolgersi intorno all’ano provocandole un dolore insopportabile e crescente. .. però, ad un certo momento, tutto questo dolore lasciava il posto ad una deliziosa sensazione di piacere che si realizzava non solo con l’accoppiamento della Domme, ma anche con la percezione di sentirsi dominati e soggiogati; ed era in questo clima che il suo sperma usciva intenso e fluido. E ora c’erano urla e gemiti, sì, ma tutti celebravano l’enorme piacere che il cane provava nel trovarsi con le spalle al muro dalla Domme, la cui bellezza e imponenza le davano un’aria di superiorità che affascinava il cane.

Suzana è stata soddisfatta solo dopo aver punito senza pietà la cagna che si è sentita legare l’ano dolorosamente, anche se la sua estasi ha compensato completamente tutta quella schiavitù straziante e anche deliziosamente frenetica. Suzana, soddisfatta, tirò l’attrezzo, provocando un lungo pianto di Melina, che era prostrata, incapace di muovere un muscolo, tanto era il carico di piacere cui era stata sottoposta. Senza dire una parola, Suzana si è vestita, si è pulita e ha messo via il suo dildo, uscendo dall’ufficio, non senza lasciare un messaggio per la puttana Melina.

– Puttana puttana, mi sei piaciuto, vedi? “Chissà,” disse in tono sprezzante.

Melina, ancora intorpidita sia dal dolore che dal piacere, socchiuse gli occhi e immagazzinò quelle parole nella parte posteriore della sua mente come se fossero una specie di profezia. “CAGNA! ALZATI! VIENI QUI!” echeggiò impaziente la voce di Loreta che chiamava Melina; con molta difficoltà la puttana si alzò, si vestì e tornò al negozio dove incontrò una figura piuttosto terrificante; era un uomo alto, muscoloso, largo -nero con le spalle e corporatura militare, vestito con un completo grigio scuro con un distintivo pomposo sul risvolto della giacca.

-Melina, sono Décio, il capo della sicurezza del centro commerciale – chiarì Loreta con il suo solito tono autoritario – Ti accompagnerà al magazzino del negozio così lo aiuterai a controllare lo stock dei prodotti appena arrivati…, fallo costi quel che costi Ti dice che… tutto, capisci?

– Vieni con me, puttanella! – disse il ragazzo avvolgendo Melina per le spalle con il suo braccio muscoloso abbracciandola – Quanto a me, nessuno ti insegue, bel giocattolo!

Spaventata dal suo destino, Melina non aveva scelta. obbedire mentre l’uomo la trascinava come se fosse senza peso; Uscirono per i corridoi fino ad entrare da un cancello nell’area riservata del complesso commerciale, avanzando attraverso un lungo corridoio che terminava nella zona delle banchine di scarico merci fino a raggiungere il grande magazzino composto da più locali con doppia porta dove la merce ricevuta in vendita nei negozi.

Entrarono in uno di essi dove poterono vedere diverse scatole di tutte le dimensioni, scatole di metallo e anche poltrone e divani addossati alle pareti della stanza; Decio interruppe il giro sedendosi su una delle poltrone mentre esaminava attentamente la donna che aveva di fronte. “Resta nuda per papà, resta puttana!” Chiedo delicatamente. Un po’ tremante, la cagnolina obbedì, liberandosi di quell’umiliante vestito che le aveva regalato Loreta, mostrando la sua insinuante nudità davanti agli occhi avidi e scintillanti di Decio.

Con movimenti indifferenti, il ragazzo si aprì i pantaloni rivelando la sua dote virile le cui enormi dimensioni sembravano addirittura sproporzionate rispetto al tutto, mostrando una rigidità allarmante o addirittura terrificante per la cagna che già immaginava di essere dilaniata da quel colossale arnese. “Vieni qui e succhia papà, dai!” chiese con una punta di impazienza nella voce; Con passo incerto e sguardo ansioso, Melina si avvicinò a Décio, inginocchiandosi tra le sue gambe e tenendogli il tronco rigido i cui mignoli non riuscivano a cingerlo del tutto. Melina fu costretta ad aprire la bocca il più possibile per penetrare all’interno del grosso glande e di una piccola parte del membro; i primi colpi fecero gemere rauco il maschio come un animale in calore, cominciando a tenergli la testa per tenerla ferma; e un attimo dopo, Décio iniziò una sequenza di colpi alla bocca di Melina.

Tali colpi iniziarono timidi e lenti, ma acquistarono una veemenza impressionante al punto che un terzo del membro affondò nella bocca di Melina, ferendole la glottide e provocandole quasi un bavaglio e un bavaglio al cuore. Di questo passo il cane continuava a parlare, a volte strozzandosi, a volte sentendo il glande che cercava di squarciargli la gola, Decio ignaro di tutto, semplicemente godendosi il piacere che il cane gli dava, finché non fu stimolato a provare nuove sensazioni. con il suo succoso corpo Melina.

E così finì il sesso orale, tirando Melina in modo che gli salisse sopra con i seni all’altezza della bocca del maschio, che poi cercò di succhiare i capezzoli con enorme ed eccessiva voracità, facendo urlare e gemere Melina. aveva già sentito il grosso glande sfiorare la sua vulva. “Oh! Vacci piano per favore! Il tuo cazzo è molto…, Ahhh! Molto…, OW! MOSTRO LA MIA FIGA! PAZZO! OHHH! esclamò Melina quando Decio si allungò scagliandole il membro contro la vulva, che fu subito e dolorosamente invasa, facendo ululare la cagna.

Incurante del disturbo molesto che il suo enorme pene stava causando nelle viscere del cane, Décio continuò, allungandosi sulla sedia e spingendo ancora più a fondo il suo membro nella vagina piangente di Melina, che stava lottando per emettere un urlo straziante che potesse attirare il indesiderato Attenzione. Ad un certo punto, Décio prese Melina per la vita e, senza interrompere la suzione sui seni pieni della cagna, procedette a muoverla su e giù sul membro, che con tale movimento si approfondiva ancora di più, provocando una sensazione di bruciore che si irradiava. alla rovescia.

Il purgatorio della cagna durò per un po’ finché tutte le molestie maschili di Décio sfociarono in un piacere indescrivibile che scalzò il dolore, prendendone il posto e trasformando il clima in una copulazione delirante tra urla e gemiti della femmina e anche la fine del maschio. era felicissimo. rendendosi conto che questa piccola grotta riusciva a racchiudere tutto il suo membro, cosa totalmente nuova per lui. “Oh! Aspetta, piccola puttana! …oh! Dai, gira il tuo corpo e ti darò quel tuo bel culo! chiese Decio in tono esasperato.

-Va bene… bene… ma… rallenta, va bene… per favore! – Che cosa ? mormorò la cagna, posando le ginocchia sulle cosce di Decio, girando il corpo intorno al membro conficcato nella sua vagina.

Ancora una volta Decio ebbe l’incarico di sollevare Melina fino a sfilargli il membro coperto e guidò la cagna a tenerlo con una mano mentre copriva il foro con la punta delle dita, perforandolo con l’indice come se si stesse preparando per il lavoro folle che doveva venire; A poco a poco lo abbassò avvicinando il suo sigillo anale all’asta e quando il glande fu sfiorato dalla vulva, Décio fece subito sedere Melina. Sentendo la sensazione dolorosa di questo tronco duro che allargava a forza il suo piccolo orifizio indifeso, Melina emise un grido disperato nello stesso momento in cui Décio le strinse i capezzoli e anche la vita, impedendole di disegnare un ritiro che non sarebbe mai avvenuto. . .

Poi seguì un altro sfogo sacrificale contro la cagna; Décio l’ha presa in braccio e poi l’ha adagiata sul suo trespolo con movimenti intensi e vigorosi, trasformando il cane in una specie di bambola manipolata la cui unica reazione iniziale è stata urlare, gemere e piangere; per molto tempo Melina ha immaginato che dopo quell’uomo il suo corpo non sarebbe più stato lo stesso; si sentiva letteralmente lapidata, i suoi buchi sfondati e il suo destino abbandonato a una sorte ingrata. Tuttavia, molto tempo dopo, ancora una volta nella sua vita, Melina si è vista per quello che era veramente: una troia di puttana.

Successive ondate orgasmiche cominciarono a scuotere il suo corpo in una sfrenata frenesia di piacere che provocò un’inspiegabile estasi, la cagna roteò gli occhi e gemette delirante. “Oh! Cagna deliziosa! Se potessi, ti farei mio per sempre! Oh! Peccato che non ho soldi per pagarti! Ahhh! balbettò la guardia di sicurezza, anche i suoi sensi avvolti da una frenesia esasperante. Il loro piacere fluì a lungo finché il maschio fu trasalito da un orgasmo che lo colpì con tale forza da non poterlo controllare, inzuppando il retto della cagna con il suo seme caldo e viscido, provocando un ultimo delirio. . godimento.

Décio aiutò Melina a scendere dal suo corpo e le ordinò subito di vestirsi. “Niente più caramelle, puttana!” Torna dalla tua padrona che ora deve essere impaziente! ringhiò, ricomponendosi; Melina si vestiva a zampilli e la seguiva con passo incerto e traballante. Ed erano appena entrati nel negozio quando Melina intravide la sagoma imponente di Apollo che già la stava aspettando. “Wow! Quanto sei carina con questo outfit! La folla lo adorerà! commentò calorosamente, prendendola già sottobraccio e dirigendosi verso il parcheggio.

Guidarono per un po’ fino a raggiungere la loro destinazione, che era una vecchia discoteca trasformata in bar situata in una parte decadente della città; Percorrendo un vicolo laterale, Apollon raggiunse il retro dello stabilimento e non appena ebbe spento il motore, si rivolse a Melina, porgendole una collana di cuoio con inciso il suo nome. “Lascia che ti inchiodi, puttana! È per far sapere a tutti che sei il mio cane… almeno per stasera! disse, prendendosi la briga di mettere il collare intorno al collo del cane.

– Ora scendi e togliti quei vestiti! …, entrerai nudo, solo al guinzaglio! – Ha ordinato di tenere la cinghia di cuoio con una mano – E ci striscia sopra… dai!

Entrando nella stanza, Melina fu sorpresa di trovarla piena di uomini e donne; la guardavano tutti con curiosità, e le loro espressioni non nascondevano lo sguardo lussurioso che aleggiava pesantemente nell’aria. Accortosi di quanto stava accadendo, il cane vide Apollo passare il guinzaglio a una mora dal corpo esuberante vestita con un completino di pelle molto attillato che lasciava intravedere le sue forme sinuose e provocanti.

Melina e quattro sono stati messi a un tavolo e intorno a loro si è formato un cerchio di curiosi, tutti con i cellulari che filmavano quanto stava per accadere; Presto, un ragazzo gli si avvicinò dalla parte anteriore, mostrando il suo albero grande e muscoloso. “Succhiami il cazzo, puttana!” Dimostra che sei un cane obbediente! “Ordinò la mora che aveva inserito tre dita nella vagina della cagna, colpendo forte. Melina obbedì e soffocò le sue urla mentre la mora chiamava un’amica che aveva una frusta di cuoio. crudo nelle sue mani, dopodiché iniziò a sculacciare le natiche del cane.

Il calvario di Melina era appena iniziato, poco tempo dopo gli uomini con le membra pronte le chiesero di premiarli con un buon pasto; Col passare del tempo sentiva già che gli faceva male la bocca, ma la coda che si era formata sembrava non avere fine; Allo stesso tempo, la mora e il suo compagno hanno tirato i loro culi, facilitando la penetrazione anale che è avvenuta anche con diversi maschi desiderosi di infilare i loro cazzi duri nella carne calda e succulenta della cagna.

– Ti piace, puttana? A una stronza come te piace molto! – sussurrò la mora all’orecchio di Melina, che non poté fare a meno di gemere e urlare perché non aveva un membro maschile in bocca.

Melina sentiva che il suo ano bruciava come se bruciasse dentro, così come le sue natiche avevano dei piccoli segni causati dalla frusta che la frustava senza pietà, provocandole più dolore e anche più piacere. Scoprì che tutte queste persone che volevano usarla le davano una strana estasi che cresceva in ampiezza e avvolgeva anche lei. Il sauro fermò la fila dei maschi, trascinando la cagna in un angolo dove le sue braccia erano alzate e le sue mani legate ad un uncino.

L’interruttore ruggì attraverso il suo corpo mentre uomini e donne la circondavano, giocherellando con lei caverna, toccandole l’ano, stringendole i seni e mordicchiandole i capezzoli in un interminabile susseguirsi di provocazioni. Trasformata in una sorta di attrazione burlesque, Melina è stata utilizzata da centinaia di mani e arti senza che le sue ciglia si oscurassero, mandando il suo cuore in una frenesia che le ha permesso di godere di un divertimento enorme e indescrivibile.

Il momento successivo, sdraiata sulla schiena su una piattaforma rialzata con mani e piedi legati, la cagna è stata usata come discarica con i maschi che si masturbavano sopra di lei fino a quando l’eiaculazione si è diffusa in tutto il suo corpo; ogni tanto una donna saliva sulla pedana e urinava sul cane, che provava un’altra inspiegabile forma di piacere. La mora non ha perso tempo a succhiare le tette di Melina mentre si godeva anche i baci totalmente reciproci. Ad un certo punto Apollo coprì la cagna, infilando il suo membro duro nella caverna calda e fradicia, colpendo con movimenti rapidi e vigorosi, traendo altri orgasmi da una Melina già sopraffatta in un’estasi frenetica, incapace di abbozzare la minima reazione. Y.

Non appena Apollo ha raggiunto l’orgasmo, la mora gli ha masturbato, sfoggiando già un enorme dildo rosso che è stato presto gettato nella sua caverna e dopo un po’, con le gambe della cagna sollevate e trattenute da due sconosciuti, la mora si è presa cura di se stessa. inserisce il dildo nel suo ano arrotolato, colpendolo con tremenda voracità e velocità. Non del tutto soddisfatta, la mora terminò la sua esibizione, lasciando il posto ai ragazzi già in fila per scopare la cagna, la cui espressione era un misto di piacere e stanchezza.

Melina si è fatta martellare il corpo da così tanti peni e dildo che ha perso il conto, inoltre non si è resa conto della quantità di sperma che stava ricevendo sia nei suoi buchi che sulla sua pelle calda, bagnata e maculata. “Mi piace guardare, cagna! Sei molto ubbidiente… chissà, forse ti chiederò un regalo per Ivana… a proposito, guarda chi è passato?! commentò Apolo mentre il gruppo lasciava il posto a Ivana, che era arrivata inaspettatamente accompagnata da Loreta. Sdegnosamente, ha portato a spasso il suo cane e dopo una risata si è avvicinata a una sedia dove si è seduta, facendo cenno allo spettacolo di continuare con la sua amica in piedi accanto a lei.

Con la mente avvolta da una nebbia che le anestetizzava i sensi, Melina assaporava tutte le sensazioni a cui era sottoposta e anche quando guardava il volto di Apolo, Loreta o Ivana, provava una strana sensazione di appartenenza, qualcosa che suggellava il suo destino. come un cane randagio che non sarebbe mai stato un Domme…, e non c’era più rivolta né anticonformismo né alcun altro sentimento…, la cagnolina Melina è stata addestrata e nonostante abbia cercato di rifugiarsi al di fuori di quello realtà interiore ne sarebbe sempre stata inevitabilmente attratta, inghiottita da un enorme e imperdonabile vortice sensoriale.

PS: Questa è la fine di questa saga che dedico a qualcuno che non frequenta più questo sito, perché le sue aspettative sono state deluse. Spero che tutti si siano divertiti come me.

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